Cellino tornare nel calcio non ci penso proprio
Massimo Cellino torna a parlare dopo l’ufficialità arrivata dal Tribunale di Brescia: nel giorno del suo 70° compleanno, il Brescia Calcio viene dichiarato fallito. La comunicazione, secondo quanto riferito, giunge a distanza di poche ore dalla decisione che stabilisce anche l’assegnazione dei simboli storici del club, compreso lo stemma, all’Union Brescia guidata dal patron Giuseppe Pasini. Le dichiarazioni di Cellino toccano i tempi del procedimento, la condizione dei creditori e il suo rapporto con il calcio, delineando un quadro segnato da responsabilità contestate e da un’idea netta sul futuro sportivo.
massimo cellino: dichiarazione di fallimento e reazione personale
Cellino commenta l’esito giudiziario collegandolo alla tempistica della notifica, descritta come arrivata in una giornata di festa nonostante, a suo dire, una sentenza sarebbe stata pronta da una settimana. Il dirigente rievoca un episodio simile avvenuto quattro anni prima, quando avrebbe ricevuto la comunicazione di un maxi-sequestro preventivo. Nel merito, la sua posizione si concentra su una percezione generale del contesto, definito come un luogo in cui chi non vive quei fatti non comprenderebbe cosa accade davvero, aggiungendo di non sentirsi meritevole di quanto avvenuto.
futuro e calcio: “non ci penso proprio”
Alla domanda sul suo possibile ritorno nel calcio, Cellino risponde in modo categorico: “Tornare nel calcio? Non ci penso proprio”. Motiva la scelta osservando che il sistema attuale sarebbe radicalmente mutato rispetto a quello vissuto negli anni: proprietari descritti come incerti, direttori sportivi con compensi elevati, e giocatori stipendiati in modo molto differente. Cellino sostiene di aver avuto la possibilità di conoscere, dal 1992 in poi, quello che definisce il più bel calcio del mondo, mentre oggi ritiene che quel modello non sarebbe più replicabile.
Le sue parole includono anche un riferimento alle prossime ore in cui intende provare ad aggiustare una sentenza che, nella sua lettura, penalizza non solo lui ma anche i creditori. Cellino collega l’eventuale soddisfazione dei creditori alla vendita di Tonali al Tottenham, affermando che ne esisterebbe una percentuale spettante al Brescia. Nel racconto, la condizione personale diverrebbe parte del problema, con il paradosso per cui a 70 anni sarebbe lui, secondo la sua interpretazione, ad apparire “impazzito”, mentre il risultato sarebbe frutto di una triste realtà.
tasse, pagamenti e responsabilità: accuse e contesto giudiziario
Cellino sottolinea una lunga presenza nel settore: dichiara di vivere nel mondo del calcio da quasi 35 anni e di aver ricoperto cariche istituzionali in Federazione e Lega Calcio. Sul piano economico afferma di aver pagato regolarmente, di non aver mai ricevuto multe e sanzioni e quantifica le tasse versate fino a quel momento tra 500 e 600 milioni di euro. Per spiegare la stima, fa riferimento alla media degli stipendi dei suoi giocatori, indicata in 30 milioni all’anno e, nei periodi con il cambio in lire, a un totale di 60 miliardi.
Secondo la sua versione, la situazione attuale discenderebbe dal fatto che sarebbe stato truffato. Cellino sostiene di averlo detto anche alla Procura di Brescia a maggio, affermando di essere stato ingannato da persone accusate di aver organizzato un sistema di cessione di crediti inesistenti. Nel racconto, l’esito giudiziario attuale viene presentato come l’effetto di un meccanismo descritto come ingannevole.
tifosi e vicende del Brescia: stadio, sequestri e crediti contestati
Il tema dei tifosi Brescia si intreccia con la sua ricostruzione. Cellino sostiene che la sua posizione non sarebbe collegata a colpe dirette, ma al fatto di essere finito nelle mani di un amministratore e di un commercialista definiti disonesti. Nel suo racconto, emergerebbe solo nel maggio del 2025, dopo il benestare della Covisoc, che i crediti erano falsi, e nega la possibilità di ricorrere. Afferma che la sentenza sarebbe stata scritta con volontà di far male, includendo anche la Federazione.
Cellino ricorda che, a seguito della condizione imposta, sarebbe finito in Serie C con 7 milioni da pagare e senza disponibilità, dichiarando inoltre di essere stato escluso dai campionati e privo di calciatori. Descrive poi una sequenza di eventi: chiusura dello stadio in cui sarebbero state presenti attrezzature per un valore di 9 milioni, seguito dall’arrivo dei vigili e dal sequestro di tutto ciò che sarebbe stato messo a disposizione di chi veniva dopo.
Il dirigente ammette di poter aver sbagliato fidandosi di certe persone, ma aggiunge di non aver mai utilizzato i soldi del Brescia per pagarsi, citando l’assenza di un pranzo personale. Secondo la narrazione, sarebbe stato diffuso un messaggio secondo cui Cellino avrebbe fatto fallire il Brescia, mentre lui sostiene di essere stato assolto o prosciolto. Conclude chiedendosi cosa avrebbe fatto di male.
simboli del club e guida dell’unione
Nel quadro delle decisioni collegate alla vicenda del fallimento, Cellino richiama anche il passaggio con cui i simboli storici del Brescia, inclusi quelli più identificativi come lo stemma, vengono attribuiti all’Union Brescia, guidata dal patron Giuseppe Pasini.
personaggi citati
Massimo Cellino; Giuseppe Pasini.
