Capello: «Gli arbitri sono una mafia, il VAR dovrebbe coinvolgere ex giocatori»

Giampiero Colossi • Pubblicato il 05/01/2026 • 3 min

critiche di Fabio Capello alla classe arbitrale e all’uso del VAR

Un intervento deciso e senza mezzi termini da parte di uno dei tecnici più rispettati del calcio italiano e internazionale, che punta il dito contro le pratiche e le decisioni degli arbitri. La sua analisi evidenzia criticità profonde nel sistema di gestione delle partite, con un focus particolare sulla percezione del ruolo del VAR e sulla preparazione degli arbitri.

le accuse di mafia e i problemi nell’uso del VAR

critiche al ruolo degli arbitri e alle scelte di utilizzo degli ex giocatori

Capello ha descritto la classe arbitrale come una «mafia», accusando gli arbitri di ostacolare l’impiego di ex calciatori nel ruolo di assistenti video VAR. Secondo il tecnico, questi ex calciatori, con una vasta conoscenza delle dinamiche di gioco, potrebbero contribuire a decisioni più accurate. La mancanza di questa collaborazione, a suo avviso, genera errori ricorrenti e decisioni discutibili che compromettono l’equità delle partite.

problemi legati alle decisioni arbitrali e al metodo di valutazione

Capello sottolinea come molte decisioni siano influenzate da arbitri che non hanno mai praticato l’attività sotto pressione di un campo di calcio, portandoli a commettere errori di valutazione. Si evidenzia spesso un fischio per un contatto che, in realtà, non giustifica l’intervento, specialmente quando le differenze di statura e movimento non vengono considerate correttamente. La richiesta di incrementare l’uso di valutatori con background di ex giocatori emerge come soluzione per migliorare le decisioni arbitrali.

In una recente analisi con la UEFA, sono state esaminate 20 situazioni di rigori assegnati e non, con 6 effettivamente considerati corretti e 14 contestabili, sottolineando quanto il metodo di valutazione possa ancora essere migliorato.

criticità nel sistema di formazione e sviluppo dei calciatori italiani

analisi sulla rappresentatività dei giocatori nelle squadre di alto livello

Capello evidenzia come la presenza di calciatori italiani nelle squadre di vertice della Serie A sia molto ridotta. Nell’undici titolare del Milan solo un calciatore è italiano, alla Juventus due, nell’Inter quattro o cinque, mentre nella Roma due o tre. Questa disparità evidenzia una carenza nel sostegno e nello sviluppo del calcio locale.

critiche al metodo di allenamento e all’approccio tecnico

Si denuncia un sistema che, a suo avviso, è ormai fallito. I giovani calciatori, già a 12 anni, sono sottoposti a un’educazione troppo tattica, trascurando gli aspetti fondamentali di tecnica e controllo della palla. Capello invita a riscoprire le nozioni di base del calcio, come il passaggio, il controllo e la conoscenza dell’ABC del gioco.

La differenza tra Svezia, Spagna e Italia riguarda anche l’approccio al gioco: nei paesi come la Spagna, il focus sulla tecnica e sul piacere di passare la palla crea un ambiente più stimolante per i giovani talenti, rispetto all’attuale velocità imposta dal calcio italiano. Per migliorare, bisogna puntare sul rafforzamento della tecnica individuale e sulla costruzione di un calcio più organico e meno tattico a oltranza.

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Categorie: CalcioSerie A

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