Cannavaro duro: Coverciano deve smettere di rilasciare patentini e puntare a specializzazione per il settore giovanile
Fabio Cannavaro, commissario tecnico dell’Uzbekistan ed ex capitano dell’Italia campione del mondo nel 2006, torna a parlare con decisione del calcio contemporaneo. Nel confronto emergono temi legati al lavoro da allenatore, alle difficoltà incontrate dalle Nazionali italiane fuori dai grandi appuntamenti e alle scelte che, a suo avviso, determinano la distanza tra i club e le selezioni nazionali nei livelli internazionali.
fabio cannavaro mondiali: “divertitevi” e sfida contro l’italia
Nel racconto sul percorso dell’Uzbekistan verso il Mondiale, Cannavaro descrive un lavoro avviato già da ottobre con il proprio staff. La consapevolezza della posizione di partenza viene indicata chiaramente: una nazionale debuttante, collocata tra le formazioni di terza o quarta fascia. Nonostante questo, l’obiettivo comunicato ai giocatori si riassume in un messaggio diretto: “divertitevi”.
Quanto al confronto con l’Italia, Cannavaro ricorda l’attesa del sorteggio di dicembre e l’impressione che la sfida potesse non verificarsi. Il suo riferimento sottolinea la sorpresa per l’esito del calendario: l’Italia è arrivata, anche se l’auspicio iniziale era differente.
italia fuori dal mondiale: dolore e problemi di gestione delle difficoltà
Il quadro sulle eliminazioni della Nazionale italiana è descritto come un mix di soddisfazione e sofferenza. La presenza al Mondiale viene trattata come un traguardo personale importante, ma viene contrapposta al dolore di non vedere l’Italia in America.
Secondo Cannavaro, l’uscita sarebbe ancora una volta maturata contro avversari definiti più deboli, con un riferimento alla presenza di tre ct diversi. Da qui deriva l’idea che il problema non risieda esclusivamente in chi guida la squadra, bensì in aspetti più profondi. Vengono citate difficoltà difensive e una dinamica che porta a subire reti anche da formazioni come Israele e Norvegia.
Un passaggio centrale riguarda la capacità di reggere i momenti complicati: Cannavaro sostiene che non si sappia più soffrire e che, nei momenti di pressione, la squadra “si scioglie”, perdendo la caratteristica identitaria trasmessa fin dal periodo giovanile. Nella sua ricostruzione, più la situazione si fa difficile, più la risposta dovrebbe trasformarsi in energia.
Le conseguenze di questa perdita vengono collegate a eliminazioni specifiche, indicate come avvenute contro Svezia, Macedonia e Bosnia. Nel ragionamento dell’ex capitano, pesa anche il comportamento nei settori giovanili: il non volere perdere viene definito una dote abbandonata, mentre in altre discipline risulta ancora mantenuta. Cannavaro esclude che il problema sia attribuibile esclusivamente ai social, citando l’esempio di Sinner e il fatto che nella finale con Alcaraz a Montecarlo non ci sia stato alcun arretramento, “non un centimetro”.
gattuso e la mancata qualificazione: lavoro di gruppo e valori della nazionale
Sul tema Gattuso, Cannavaro afferma di non averlo ancora sentito. La valutazione si concentra su un punto operativo: la ricerca di un gruppo e la trasmissione dei valori della Nazionale. Nel suo ragionamento, l’assenza della squadra al Mondiale rende il risultato decisivo, tanto che l’esito finisce per portare tutto in secondo piano.
Viene anche richiamato il significato della scelta di affrontare un impegno delicato: Cannavaro sottolinea che chi si è preso quella responsabilità non avrebbe potuto dire di no e descrive l’atteggiamento con cui si è operato come un gesto di massima dignità, pur accennando a una “croce” presa in prima persona.
benevento e udinese: salvezza, miracolo e mancata riconferma
Nel passaggio sulla carriera da allenatore, Cannavaro racconta l’esperienza a Benevento in B. L’accettazione di una categoria indicata come non coincidente con il proprio percorso rappresenta un’occasione per mettersi in gioco, in presenza di tanti problemi.
La salvezza a Udine viene invece definita un miracolo, collegato a una società considerata spettacolare. Un aspetto però risulta determinante: la parte positiva descritta dal risultato si sarebbe trasformata in elemento negativo per il mancato prolungamento dell’esperienza, poiché Cannavaro indica di non essere stato riconfermato.
doppio passaporto e scelte dei ragazzi: attenzione alla competizione internazionale
Un altro focus è dedicato ai ragazzi con doppio passaporto. Cannavaro sostiene che molti, invece di scegliere l’Italia, optino per l’altro Paese. Come esempio cita Matteo Palma, difensore avuto all’Udinese, che a suo dire sembra aver scelto la Germania.
Da questa osservazione discende un tema operativo: se l’Italia non riesce ad attrarre chi possiede il doppio passaporto, il nuovo commissario tecnico avrebbe meno opzioni. Cannavaro ricorda anche un episodio personale: in passato sarebbe stato scartato prima di essere preso, ma specifica di non poter dire se, con i criteri attuali usati per i difensori, avrebbe avuto la stessa possibilità. Nel suo percorso evidenzia la fortuna di crescere in un contesto di calcio in cui si giocava “uomo a uomo”.
coverciano e formazione: stop ai patentini, specializzazione e alta intensità
La riflessione su Coverciano è impostata come un ragionamento strutturale. Cannavaro riconosce qualità a figure citate come Malagò, Abete e Albertini. Nello stesso contesto menziona anche Maldini, Del Piero e Rivera, indicati come persone capaci di offrire molto. Il punto, secondo la sua prospettiva, si concentra altrove.
Viene richiamata l’idea di un’epoca in cui diventa centrale la gestione della tassazione e l’urgenza di puntare sul settore giovanile con decisione. Cannavaro propone un modello specifico: chi viene formato in Italia, dopo cinque anni, dovrebbe avere il nostro passaporto, citando come esempio ciò che accade in Francia e Spagna. In parallelo, l’attenzione si sposta sul funzionamento di Coverciano: deve smontare l’idea di “sfornare patentini” e diventare una realtà paragonata a una Bocconi.
Secondo Cannavaro serve anche specializzazione nei settori giovanili. La distinzione proposta separa il ruolo dell’istruttore da quello dell’allenatore, indicando che non sono funzioni sovrapponibili. Il ragionamento include anche lo sguardo “agli altri” e a ciò che, a suo giudizio, non funziona nel sistema nazionale.
Un passaggio decisivo riguarda la preparazione atletica e l’alta intensità. Cannavaro afferma che i giocatori non sarebbero più preparati a correre e a sostenere ritmi elevati: a livello internazionale, sul piano atletico, tra i giocatori italiani e gli avversari la differenza sarebbe netta, “come dal giorno alla notte”. Resta riconosciuto che i preparatori atletici sarebbero i migliori, ma viene sottolineato che le loro competenze non sarebbero utilizzate pienamente per quello che possono fare.
figure citate da fabio cannavaro
- Fabio Cannavaro
- Matteo Palma
- Rino Gattuso
- Sinner
- Alcaraz
- Malagò
- Abete
- Albertini
- Maldini
- Del Piero
- Rivera
