Buffon sulla juventus: non è la squadra più forte, ma gli infortuni fanno la differenza
Gianluigi Buffon ha analizzato il momento della Juventus, soffermandosi sulle difficoltà attraversate dalla squadra, sulle responsabilità dei giocatori più rappresentativi e sulle prospettive del gruppo. L’ex portiere e capitano bianconero ha inoltre parlato di Luciano Spalletti, della crescita della Lazio, del ruolo di Gennaro Gattuso e della propria eventuale posizione futura nel calcio.
Gianluigi Buffon e le parole di Bremer dopo la sconfitta
Buffon ha compreso la reazione di Bremer dopo la partita persa contro la Lazio, ricordando di avere spesso parlato d’istinto quando ricopriva il ruolo di capitano. Secondo l’ex numero uno, in quei momenti non è necessario preparare in anticipo un discorso: il leader interviene perché avverte la responsabilità di dover esprimere determinati concetti alla squadra.
La fascia, però, richiede anche la capacità di mettersi per primo in discussione. Chi rivolge critiche ai compagni deve trovarsi nella condizione di dare più degli altri e di assumersi il peso delle proprie valutazioni. Buffon ha ricordato che anche lui, in alcune circostanze, ha avuto bisogno di sostegno e comprensione da parte del gruppo.
Juventus, l’analisi di Buffon sulla rosa e su Spalletti
Per Buffon, la Juventus attuale non può essere considerata la formazione più forte della storia bianconera. L’ex capitano ha evidenziato l’assenza contemporanea di diversi elementi importanti, paragonando la loro indisponibilità alla perdita di numerosi campioni per una nazionale. La squadra si trova così a dover ricostruire il proprio equilibrio mentre deve fare i conti con molte assenze.
Spalletti, secondo questa lettura, non cerca giustificazioni, ma la gara contro la Lazio è arrivata dopo l’impegno di Vigo e un viaggio particolarmente lungo, con l’arrivo a Torino nelle prime ore del mattino. La formazione laziale è apparsa più brillante sul piano atletico. Anche Bremer, considerato da Buffon uno dei giocatori fisicamente più impressionanti della Serie A, ha incontrato difficoltà nel confronto in velocità con Dele-Bashiru.
L’ex portiere ha inoltre sottolineato la severità della preparazione atletica impostata da Gattuso, descrivendola come un lavoro estremamente accurato e intenso.
Gennaro Gattuso e la scelta per la nazionale italiana
Buffon ha chiarito di avere suggerito Gattuso per il ruolo di commissario tecnico della Nazionale, senza averlo scelto direttamente. Non ricoprendo la carica di presidente e non prevedendo di farlo, ha spiegato di essersi limitato a sostenere con convinzione la candidatura dell’ex centrocampista.
La motivazione nasceva dalla convinzione che Gattuso potesse instaurare rapidamente un rapporto con la squadra, trasmettere empatia, appartenenza e competenza e affrontare una situazione segnata da una crisi d’identità. Le numerose esperienze maturate in panchina e il suo carisma avrebbero rappresentato, secondo Buffon, qualità adatte a un incarico con tempi operativi ridotti.
Lazio, la crescita dopo il cambio di guida
La Lazio è stata descritta come una squadra profondamente rinnovata. Buffon ha riconosciuto al nuovo allenatore e al suo staff la capacità di trovare le parole e gli strumenti necessari per cambiare l’atteggiamento del gruppo. La formazione biancoceleste sembra ora avere maggiore fiducia, coraggio, agonismo e chiarezza nelle idee.
Il valore aggiunto, secondo l’ex capitano juventino, è rappresentato anche dalla collaborazione tra i giocatori e dalla ritrovata capacità di divertirsi in campo, indipendentemente dal risultato. Partita inizialmente con prospettive comprese tra il nono e l’undicesimo posto, la Lazio avrebbe già raggiunto un traguardo importante con un piazzamento tra le prime sette. Un posto tra le prime sei sarebbe ancora più significativo, mentre la qualificazione in Champions League avrebbe un valore eccezionale.
Gattuso e il paragone con Marcello Lippi
Nel modo di gestire il gruppo, Buffon ha individuato alcune somiglianze tra Gattuso e Marcello Lippi. Entrambi sarebbero capaci di trasmettere energia ai giocatori e di creare un legame tanto forte da spingere la squadra a dare tutto per il proprio allenatore.
Buffon ha precisato che tutti gli allenatori di Serie A possiedono competenze tecniche e conoscenze tattiche. La differenza principale risiede nel rapporto costruito con la squadra e nella capacità di comunicare ciò che viene preparato. A questo si aggiunge l’istinto dell’allenatore che, durante la partita, riesce ad anticipare gli sviluppi, modificando uomini e sistemi per cambiare l’andamento dell’incontro.
Il futuro di Buffon nella politica sportiva
Rispetto alla possibilità di diventare presidente, Buffon ha escluso questa prospettiva. La propria formazione familiare e sportiva lo orienterebbe maggiormente verso l’area tecnica, considerata più vicina alle sue attitudini rispetto alla politica sportiva. L’ex portiere ha accompagnato questa posizione con una battuta, spiegando di avere imparato a respingere molti palloni, ma di non sentirsi preparato ad affrontare i colpi della politica.
Gianluigi Buffon, il protagonista dell’analisi
- Gianluigi Buffon, ex portiere, capitano della Juventus e riferimento della storia del calcio italiano.


