Borja valero su conte all inter mi aiutò la terapia

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Borja valero su conte all inter mi aiutò la terapia

Borja Valero, ex centrocampista di Inter e Fiorentina, ha ripercorso la propria carriera attraverso un’intervista in cui ha raccontato passaggi decisivi, incontri e scelte che hanno segnato il suo percorso sportivo e umano. Le sue dichiarazioni toccano temi come l’arrivo al Real Madrid, la pressione legata al rinnovo, le dinamiche con la Nazionale, le difficoltà affrontate dopo una retrocessione, fino alle motivazioni che lo portarono a Firenze e al confronto con allenatori che, a suo dire, hanno inciso sul suo rendimento.

borja valero e l’arrivo al real madrid: dalla scuola calcio all’esordio

Valero descrive come il contesto familiare e la nascita di sua sorella abbiano cambiato gli spostamenti verso il centro d’allenamento. Quando accompagnare il figlio diventò più complesso, la famiglia lo fece trasferire in una scuola calcio più vicina, con allenamenti che inizialmente avvenivano in misura limitata con il Real. Il racconto prosegue con l’attenzione su un momento di svolta: nel 2006 l’esordio in prima squadra, vissuto come un sogno.

Secondo Valero, nei periodi legati alla famiglia e al lavoro dei genitori, nel ristorante di suo zio passavano spesso giocatori, tra cui ricordava Hugo Sanchez, definito spettacolare in campo e carismatico dal vivo. Un altro ricordo centrale riguarda la prima volta al Bernabeu: a 4 anni suo padre lo portò allo stadio, lasciandolo a bocca aperta.

pressione e cambi di ciclo: “ci si sente come a x factor”

Valero racconta l’evoluzione emotiva della permanenza in un contesto ad alta competizione. All’inizio, a suo dire, la fase viene vissuta con spensieratezza, poi subentrano ansia e stress. A fine stagione, emerge un meccanismo specifico: c’era una riunione in cui veniva chiarito se sarebbe stato confermato o meno.

Nel suo racconto, più di un elemento diventa emblematico: ha osservato amici lasciare la squadra con sogni frantumati e sentimenti di tristezza. Il punto di svolta personale arriva quando si ritrova nello spogliatoio insieme a figure che aveva visto solo in precedenza, come Zidane e Guti. Zidane, secondo Valero, era alla mano e di poche parole; Guti, cresciuto nella cantera, riusciva a comprendere meglio i giovani. Il ricordo più vivo include anche Raul e, soprattutto, Van Nistelrooy, descritto come la persona con cui c’era maggiore interazione.

Tra i rimpianti, Valero cita la mancata occasione di esordire al Bernabeu in prima persona: la fortuna sarebbe stata relativa alla sola squadra B. Allo stesso tempo, sottolinea una soddisfazione legata a un gol segnato da ex al Maiorca.

borja valero e la nazionale: concorrenza alta e scelta tra spagna e italia

Valero afferma di ritenere che, in qualsiasi altra nazionale, avrebbe giocato di più, mentre in Spagna il livello percepito era altissimo. Nel racconto, un periodo definito incredibile viene collegato alla qualità del contesto.

Durante il periodo antecedente al Mondiale in Brasile, l’Italia lo chiamò, ma Valero spiega che non c’erano i presupposti giuridici per naturalizzarlo. Racconta che l’idea sarebbe stata una tentazione forte, riconoscendo però che avrebbe comunque scelto la Spagna, insistendo su un principio: in nazionale va chi merita.

retrocessione al villarreal e crisi personale: il cambio di prospettiva

Valero descrive la retrocessione al Villarreal come una batosta incredibile. A suo dire, la squadra giocava la Champions e partiva con altre ambizioni, quindi l’esito non era previsto. A rendere la situazione più difficile, cita anche la malattia di sua madre.

Con queste circostanze, afferma di essere andato in crisi e di esserne uscito grazie all’aiuto di professionisti. Il cambiamento più profondo viene sintetizzato in una trasformazione del modo di vedere la vita: “le botte forti ti svegliano”, frase che riassume, nel suo racconto, l’impatto delle difficoltà.

passaggio a firenze: progetto, pressioni e “sindaco” di tifosi e comunità

Nel racconto del trasferimento a Firenze, Valero indica un nome chiave: Eduardo Macia, direttore tecnico spagnolo che lavorava con Pradè. Valero afferma di essere reduce da due anni molto buoni a livello personale e di non voler lasciare il Villarreal, pur avendo ricevuto un’offerta dal Fenerbahçe: la società, secondo quanto riportato, puntava a Champions e scudetto.

La Fiorentina, invece, lottava per la salvezza. Valero sostiene che la scelta fu guidata dal progetto e che quella decisione gli avrebbe cambiato la vita. Tra i momenti indimenticabili cita il 4-2 sulla Juventus.

Un passaggio simbolico riguarda il rapporto con la tifoseria: a Sassuolo un tifoso avrebbe esposto uno striscione con la sua faccia e la fascia tricolore, motivo per cui divenne “sindaco”. Valero collega il soprannome a una responsabilità condivisa: chi viene eletto, dice, deve condividere la carica con lui. Nel racconto emergono anche richieste di candidarsi, ma Valero precisa di aver detto no alla Cina per la Fiorentina.

Il riferimento al futuro e alle esperienze giovanili porta anche una dichiarazione sul periodo in Inghilterra: da giovane sarebbe andato per motivi economici, senza vergogna nel riconoscerlo.

borja valero all’inter con antonio conte: terapia, meritocrazia e fiducia

Valero collega il suo rapporto con Antonio Conte a un percorso di terapia. Prima, descriveva se stesso come insicuro, negativo e senza fiducia in se stesso. Racconta poi che il mister lo invitò a trovarsi squadra, e lui rispose di essersela sarebbe fatta cambiare idea.

Successivamente Conte lo chiamò nel suo ufficio e gli disse che si stava allenando bene e che sarebbe arrivata la sua occasione. Valero afferma che così è stato.

Nel racconto, Conte viene descritto con una caratteristica dominante: un’ossessione maniacale per la vittoria. Al contempo, viene specificato che non guarda in faccia a nessuno e decide in base alla meritocrazia. Tra i tecnici più importanti della sua carriera, Valero cita anche Montella, che gli avrebbe permesso di esprimersi come desiderava, Paulo Sousa come allenatore con idee diverse, e Spalletti, menzionato come sorpresa positiva.

figure citate da borja valero nel corso dei racconti

Nel ripercorrere la carriera, Valero menziona diversi protagonisti legati a club e piani tecnici. Tra i nominativi ricordati emergono:

  • Hugo Sanchez
  • Zidane
  • Guti
  • Raul
  • Van Nistelrooy
  • Eduardo Macia
  • Pradè
  • Antonio Conte
  • Montella
  • Paulo Sousa
  • Spalletti
Borja Valero con la maglia dell'Inter

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