Bloodline trionfa in tribunale: la vittoria della WWE va oltre il ring

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Bloodline trionfa in tribunale: la vittoria della WWE va oltre il ring

La controversia sulla presentazione della Bloodline si chiude prima del processo. Il tribunale ha respinto con pregiudizio la causa promossa dal promoter indipendente Nathaniel Tatha-Nanandji contro WWE e 2K, escludendo così lo svolgimento dell’udienza con giuria prevista per dicembre.

WWE e 2K, respinta la causa sulla posa della Bloodline

La disputa riguardava la sequenza utilizzata dalla stable Bloodline, caratterizzata dal sollevamento di un dito verso il cielo. Secondo l’accusa, WWE e 2K avrebbero ripreso una presentazione ideata per la stable Tier 1 della WCWA, promossa da Tatha-Nanandji.

Il querelante non sosteneva che la controversia riguardasse soltanto un gesto isolato. La tutela richiesta avrebbe dovuto comprendere una sequenza visiva composta da più elementi: la disposizione dei membri del gruppo, una pausa iniziale, il segnale impartito dal leader, il sollevamento progressivo delle dita e la posa conclusiva rivolta verso la telecamera.

La tesi della causa era che l’insieme di questi elementi costituisse un’espressione protetta dal copyright e che alcuni passaggi fossero stati riproposti nella rappresentazione della Bloodline. Il giudice distrettuale David Clay Fowkes ha stabilito che la denuncia non dimostrava la copia di elementi originali tutelabili.

Bloodline e Tier 1, il confronto tra le immagini

Uno degli aspetti centrali della decisione riguarda il confronto diretto tra i materiali prodotti dalle parti. Il tribunale ha rilevato che la sequenza attribuita ai Tier 1 non appariva uniforme nelle diverse prove depositate dal querelante.

Secondo la valutazione del giudice, la rappresentazione della sequenza cambiava tra un materiale e l’altro, nonostante la denuncia la descrivesse come una presentazione coerente. Al contrario, i filmati indicati come lesivi e attribuiti ai convenuti risultavano coerenti nelle varie versioni esaminate.

La Corte ha quindi ritenuto che una persona ragionevole, osservando complessivamente le prove, avrebbe individuato somiglianze soltanto tra i materiali dei convenuti e non tra quelli presentati dal querelante. Questo confronto ha inciso sui requisiti necessari per sostenere una contestazione di violazione del copyright.

Per procedere sarebbero state necessarie la dimostrazione dell’accesso all’opera originale e una somiglianza sostanziale riferita a espressioni tutelabili. Secondo il tribunale, nessuno dei due elementi è stato provato in misura sufficiente.

WWE, mancata prova dell’accesso ai materiali

La causa non ha dimostrato neppure che qualcuno all’interno della WWE avesse visto la sequenza dei Tier 1 prima della realizzazione dei contenuti contestati. Tatha-Nanandji aveva indicato la possibile presenza di un wrestler non identificato, già coinvolto nella WCWA e successivamente apparso a SmackDown.

Il querelante aveva inoltre sostenuto che questo wrestler avesse richiesto alcuni filmati per attività di scouting. Un ulteriore elemento riguardava un dipendente WWE non identificato, che avrebbe assistito a un evento della WCWA e mantenuto in seguito i contatti con Tatha-Nanandji.

Il tribunale ha giudicato queste circostanze insufficienti a dimostrare la visione effettiva del materiale specifico contenente la sequenza dei Tier 1. Collegare tali fatti alla presunta copia avrebbe richiesto, secondo il giudice, un ragionamento fondato sulla speculazione e non su prove concrete.

WWE, il gesto del numero uno non è esclusivo

La WWE aveva contestato l’impostazione della causa sostenendo che non fosse possibile riconoscere a un singolo soggetto il controllo esclusivo su gesti comuni nello sport e nell’intrattenimento.

La compagnia aveva descritto la controversia come una disputa incentrata su wrestler che alzano un braccio e indicano il cielo con un dito. Nella posizione della difesa, il gesto del “numero 1” e il sollevamento di un premio rappresentano simboli universali utilizzati per celebrare una vittoria.

La WWE aveva anche segnalato i rischi di un’interpretazione troppo ampia del copyright. Un’esclusiva su gesti e pose così diffusi avrebbe potuto coinvolgere atleti, tifosi e gruppi che utilizzano le dita o sollevano premi per festeggiare un risultato.

La difesa aveva infine evidenziato differenze tra le due presentazioni, citando tempistiche, posizione dei partecipanti, inquadrature e illuminazione. Secondo la compagnia, mancava quindi una somiglianza sostanziale dell’espressione eventualmente tutelabile.

Processo di dicembre cancellato dopo il rigetto

Il rigetto con pregiudizio impedisce a Tatha-Nanandji di correggere la denuncia e riproporre la stessa pretesa davanti allo stesso tribunale. La decisione chiude il procedimento in primo grado prima della conferenza per un possibile accordo prevista a ottobre e del processo con giuria fissato per dicembre.

Restano possibili, secondo gli strumenti previsti dall’ordinamento, eventuali iniziative di impugnazione. Per la WWE viene così meno, nell’ambito di questa specifica controversia, la contestazione relativa alla presentazione associata alla Bloodline e alla posa con il dito alzato.

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