Anthony joshua può tornare temibile nei pesi massimi

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Anthony joshua può tornare temibile nei pesi massimi

Anthony Joshua è stato a lungo uno dei volti più temuti del pugilato: dimensioni imponenti, potenza capace di cambiare l’incontro e una pressione costante che spesso impediva agli avversari di pensare davvero al successo. Il quadro, però, è cambiato nel tempo. Oggi il punto centrale non riguarda soltanto una nuova vittoria, ma la possibilità di tornare a essere un heavyweight capace di incutere paura tra i rivali di livello assoluto.

La storia recente del suo percorso mette in evidenza un passaggio netto tra l’epoca dei KO devastanti e le difficoltà emerse contro avversari capaci di mettere in crisi caratteristiche chiave. Il ritorno sul ring, con un match fissato per il 25 luglio contro Kristian Prenga, riporta l’attenzione su un interrogativo rimasto aperto: Joshua riuscirà a ricostruire l’aura che una volta definiva la divisione?

Anthony Joshua: ascesa costruita su esplosività e vittorie dominanti

La fase iniziale della carriera di Joshua ai massimi livelli è stata segnata da una serie di risultati che hanno consolidato la sua reputazione. I traguardi sono arrivati attraverso performance nette e decisive, con un andamento che ha trasformato l’attesa degli incontri in timore anticipato.

Il primo grande titolo mondiale è stato conquistato fermando Charles Martin. In seguito, sono arrivati diversi successi con impatto diretto, tra cui l’affermazione su Dominic Breazeale, Eric Molina e Carlos Takam. Nella parte più alta del percorso, Joshua ha ottenuto anche incontri memorabili contro nomi di riferimento come Wladimir Klitschko, Alexander Povetkin e Dillian Whyte.

In quel periodo, Joshua appariva come il candidato naturale alla leadership della categoria: atletismo unito a una capacità di colpire con effetti devastanti, con pressioni ripetute e una chiusura spesso troppo difficile da contrastare.

Il cambio di rotta dopo il 1° giugno 2019: il ko che ha esposto vulnerabilità

Il momento di svolta è datato 1° giugno 2019. In quella data Andy Ruiz Jr. ha sorpreso il mondo del pugilato fermando Joshua in sette round al Madison Square Garden. L’effetto dell’evento non è stato soltanto sportivo: ha mostrato elementi di fragilità che fino a quel momento erano stati sottovalutati o ritenuti improbabili.

Nel match di ritorno, a distanza di sei mesi, Joshua ha recuperato i propri titoli grazie a una prestazione più disciplinata sul piano tecnico. L’esito, però, non ha cancellato l’impressione di un cambio percepibile nello stile e nella spinta offensiva. Dopo quella fase, Joshua non è più apparso con la stessa continuità aggressiva che aveva caratterizzato il suo periodo da finisher.

Le sconfitte con Oleksandr Usyk e Daniel Dubois: nuove domande sull’approccio contro i migliori

Le difficoltà successive hanno rafforzato un’idea precisa. Le sconfitte contro Oleksandr Usyk hanno reso più evidente che, pur emergendo momenti di qualità, Joshua non è riuscito a trovare una soluzione efficace contro uno dei campioni più dotati sul piano tecnico. L’immagine che ne è derivata è stata quella di un pugile in grado di mostrare buone fasi, ma non sempre capace di neutralizzare l’intelligenza tattica dell’avversario.

Più avanti, nel 2024, è arrivata un’ulteriore battuta d’arresto con la sconfitta per KO contro Daniel Dubois. Anche questo risultato ha aumentato il numero di interrogativi legati a resistenza e fiducia quando il livello dell’avversario sale fino agli heavyweight d’élite.

Joshua resta un attrattore di livello: potenza, ricerca di miglioramenti e lavoro con nuovi stimoli

Nonostante le difficoltà, il profilo di Joshua non è stato ridimensionato fino a renderlo fuori dalla corsa. Resta un atleta di grande richiamo per la categoria e mantiene una caratteristica centrale: la capacità di cambiare l’incontro con un colpo capace di mettere fine alla contesa.

La direzione indicata per il futuro riguarda il miglioramento tramite nuovi allenatori e un lavoro di preparazione svolto anche allenandosi insieme a elementi vicini all’ambiente di Usyk. A 36 anni, Joshua continua a cercare quella combinazione che possa riportarlo stabilmente al centro della scena per il titolo.

Il nodo principale rimane un altro: la paura, una volta dissipata, non si ricostruisce automaticamente. Nella percezione di molti avversari, il cambiamento è stato chiarito da risultati concreti. Ruiz ha dimostrato che Joshua può essere colpito e messo in difficoltà; Usyk ha evidenziato la possibilità di batterlo sul piano dell’elaborazione tecnica; Dubois ha indicato che anche lui può essere fermato con decisione.

Ritorno contro Kristian Prenga: l’occasione per riaccendere il timore nella divisione

Il match in programma contro Kristian Prenga il 25 luglio rappresenta più di un semplice appuntamento per ottenere un’altra vittoria. L’attenzione dei tifosi si concentra sui segnali di un ritorno di quella minaccia che, nel periodo di massima ascesa, appariva come una caratteristica distintiva.

Una scelta prudente potrebbe garantire continuità e avvicinarsi a sfide più importanti, ma è considerata improbabile come elemento capace di modificare rapidamente l’idea che circola intorno al suo impatto. A incidere davvero sulla percezione servirebbe un ritorno deciso, con una prestazione che includa aggressività e sicurezza, sostenuta da un KO dominante che richiami la fase iniziale da campione.

Il quesito più grande, lungo tutto il percorso recente, resta uno solo: Anthony Joshua riuscirà a rendere nuovamente la divisione pesante un luogo in cui temere davvero il suo pugno?

personaggi citati

  • Anthony Joshua
  • Andy Ruiz Jr.
  • Oleksandr Usyk
  • Daniel Dubois
  • Kristian Prenga
  • Charles Martin
  • Dominic Breazeale
  • Eric Molina
  • Carlos Takam
  • Wladimir Klitschko
  • Alexander Povetkin
  • Dillian Whyte
Image: Can Anthony Joshua become a feared heavyweight again?

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