Anthony joshua non resterà con usyk durante il camp di tyson fury
Anthony Joshua sta valutando una preparazione costruita attorno a più riferimenti tecnici, ma l’idea di affidarsi a Ben Davison per decifrare Tyson Fury presenta diverse criticità. La conoscenza maturata dall’allenatore durante la prima fase della carriera di Fury potrebbe non essere sufficiente per affrontare il pugile trasformato dal lavoro con SugarHill Steward.
Anthony Joshua e la scelta dell’angolo per Tyson Fury
Joshua ha trascorso un periodo in Spagna vicino al gruppo di Oleksandr Usyk, prima di tornare nella palestra di Davison nell’Essex. Parallelamente, sono rimasti aperti i rapporti con Derrick James in Texas. Eddie Hearn non ha ancora indicato un allenatore principale né una sede definitiva per il ritiro, pur avendo chiarito che Davison avrà un ruolo nel percorso di preparazione.
Hearn ha spiegato che Joshua continuerà probabilmente a mantenere un rapporto stretto con il gruppo di Usyk e che il pugile ha sempre considerato Davison una figura importante sul piano strategico. La familiarità dell’allenatore con Fury viene considerata un possibile vantaggio, anche se la decisione finale sulla struttura del camp non risulta ancora definita.
Ben Davison e il limite della vecchia versione di Fury
La conoscenza reciproca tra Davison e Fury può funzionare in entrambe le direzioni. Fury conosce il modo in cui Davison prepara i combattimenti, organizza le combinazioni e reagisce quando il piano iniziale perde efficacia. Un progetto basato sulle esperienze passate rischia quindi di essere prevedibile per un avversario che conosce già quella impostazione.
Davison ha lavorato con una versione molto diversa di Fury: il pugile mobile che, nel 2018, completò il ritorno sul ring e resistette per dodici riprese a Deontay Wilder. Quel Fury puntava su jab leggeri, spostamenti laterali e gestione della distanza, cercando di conquistare i round dall’esterno e limitare gli scambi.
Fury riconobbe i limiti di un approccio prudente, si separò da Davison alla fine del 2019 e iniziò la collaborazione con SugarHill Steward. Con il nuovo allenatore abbandonò i continui arretramenti, aumentò il peso corporeo e adottò uno stile più aggressivo, basato sull’avanzamento costante e sul controllo fisico dell’avversario.
Tyson Fury e la trasformazione dello stile
La versione sviluppata con Steward utilizza il peso per controllare il ring. Fury ricorre a prese alte, pressione con gli avambracci, torsioni nel clinch e appoggio del corpo su collo e spalle dell’avversario. Davison non ha allenato né gestito all’angolo questa versione fisica e dominante di Fury, perché il pugile aveva ormai superato il sistema più leggero e attendista adottato in precedenza.
Preparare Joshua pensando al Fury del 2018 potrebbe quindi rivelarsi fuorviante. Il Fury moderno non avrebbe bisogno di cercare una vittoria pulita dalla lunga distanza. Potrebbe invece sfruttare la propria struttura fisica, bloccare le braccia di Joshua e trasformare ogni ripresa in uno scontro logorante.
Il contrasto tra il metodo di Usyk e le caratteristiche di Joshua
Anche il coinvolgimento del gruppo di Usyk porta con sé difficoltà tattiche. Usyk ha neutralizzato Fury attraverso rapide uscite laterali, continui cambi di ritmo e una mobilità tipica di un ex cruiserweight. Joshua, al contrario, è un peso massimo muscoloso e più verticale, abituato a muoversi soprattutto lungo traiettorie lineari.
Costringere Joshua a imitare il lavoro di gambe fluido di Usyk mentre esegue combinazioni più meccaniche associate a Davison potrebbe produrre un’impostazione poco armonica. La sovrapposizione di principi differenti rischierebbe di rallentare le reazioni e rendere meno naturale l’azione sul ring.
Il problema del cambio continuo di allenatori
Dopo la fine della collaborazione con Rob McCracken, Joshua ha lavorato con Robert Garcia, Derrick James, Ben Davison e il gruppo di Usyk. La successione di filosofie tecniche suggerisce una ricerca di soluzioni esterne a difficoltà che, nei momenti di pressione, possono riemergere direttamente sul ring.
Quando un combattimento prende una direzione inattesa, la presenza di più voci e metodi può creare esitazione. Joshua avrebbe bisogno di un’unica autorità nell’angolo, con il controllo completo della strategia e la capacità di imporre decisioni rapide senza sovrapposizioni.
Le difficoltà mostrate contro Itauma e Dubois
Il combattimento tra Moses Itauma e Filip Hrgovic ha evidenziato problemi simili a quelli emersi nella sconfitta di Joshua contro Daniel Dubois. Davison prepara piani dettagliati per l’inizio degli incontri, ma il sistema appare più fragile quando un match tra pesi massimi diventa una battaglia lunga, fisica e disordinata.
Contro Hrgovic, Itauma aveva iniziato nel modo migliore, ottenendo anche un atterramento e vincendo le prime riprese. Il suo rendimento è calato quando le energie sono diminuite, segnalando una preparazione non adeguata alla gestione delle fasi profonde del combattimento. Nel momento della crisi, l’angolo si è limitato a invitarlo a respirare profondamente, senza proporre una strategia concreta per superare la situazione.
Contro Dubois, Joshua è apparso rigido, prevedibile e impreparato alla pressione immediata dell’avversario. Dopo aver incassato un colpo importante nel primo round, non sono arrivati aggiustamenti efficaci per ricorrere al clinch, guadagnare tempo o modificare il bersaglio. Joshua ha continuato a esporsi ai destri di Dubois fino alla conclusione al quinto round.
La strategia di Joshua contro Fury
La permanenza di Davison dopo la pesante sconfitta con Dubois viene interpretata come il segnale di una forte fiducia nella sua capacità di fornire il piano risolutivo contro Fury. L’idea che l’allenatore possieda una formula segreta deriva soprattutto dal suo passato all’angolo del campione britannico.
Affidarsi esclusivamente alle indicazioni tattiche di Davison per superare Fury potrebbe quindi esporre Joshua a un errore strategico significativo. Fury conosce i limiti del sistema che aveva adottato con Davison e ha già scelto di cambiarlo per diventare un combattente più potente e aggressivo. Un piano basato sul vecchio Fury rischierebbe di lasciare Joshua senza risposte davanti alla pressione fisica della versione attuale.
Le principali personalità citate sono:
- Anthony Joshua
- Ben Davison
- Tyson Fury
- Oleksandr Usyk
- Derrick James
- Eddie Hearn
- SugarHill Steward
- Deontay Wilder
- Robert Garcia
- Rob McCracken
- Moses Itauma
- Filip Hrgovic
- Daniel Dubois
