Anthony Joshua ammette di non aspettarsi il brivido al primo round contro prenga

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Anthony Joshua ammette di non aspettarsi il brivido al primo round contro prenga

Una serata a Jeddah si è trasformata rapidamente in un test imprevisto per Anthony Joshua, costretto a gestire una crisi nel primo round dopo essere stato messo giù da Kristian Prenga. A distanza di quei momenti, l’ex campione ha spiegato come l’episodio abbia cambiato la lettura del match e abbia accelerato decisioni tattiche fondamentali, portando la svolta nel secondo round con un knockout.

anthony joshua spiega la crisi nel primo round contro kristian prenga

Joshua ha raccontato di non aver previsto di attraversare una fase critica fin dall’avvio. Il colpo che ha causato il knockdown nel round iniziale ha, nelle sue parole, ribaltato le aspettative e ha imposto concentrazione immediata. Invece di lasciarsi prendere dal panico, il britannico ha scelto di accettare la situazione, stringere le difese e fidarsi del processo, convinto di poter logorare l’avversario prima di chiudere nel tempo giusto.

Il punto centrale, secondo Joshua, riguarda l’approccio degli avversari contemporanei: non arrivano per combattere una lunga gestione da manuale fino alla distanza, ma puntano a colpire subito con l’obiettivo di mettere fuori combattimento. In questa cornice, l’ex campione ha sottolineato che la risposta mentale nel secondo round è stata decisiva: ha scelto di fare ciò che serviva per competere anche in quel momento, valutando che non fosse necessario attendere troppo a lungo per cercare l’impatto.

difesa più stretta e fiducia nel logoramento

Joshua ha dichiarato di aver imparato molto dall’episodio. L’idea era quella di costruire lavoro sul jab e poi spezzare progressivamente l’equilibrio di Prenga, ma il knockdown al primo round ha modificato l’ordine degli eventi. Una volta colpito, Joshua ha descritto la propria reazione con un messaggio semplice e ripetuto: restare nel match, rimanere concentrato e passare all’esecuzione del piano di logoramento.

Secondo la sua ricostruzione, l’obiettivo non era immediato, poteva richiedere quattro o cinque round, con il tempo che avrebbe portato l’occasione giusta. Il momento è arrivato nel secondo round, con la conferma che la crisi iniziale non aveva fermato la sua capacità di trovare la via per chiudere.

dal knockdown al knockout: la svolta nel secondo round

Joshua ha raccontato di aver percepito il knockdown come un segnale da gestire con attenzione. Una volta ristabilito il controllo, ha spostato il focus su cosa servisse per cambiare la traiettoria del combattimento. In particolare, ha spiegato di essere riuscito a stringere la difesa, mantenendo lucidità anche nell’immediato dopo colpo.

Pur ritenendo inizialmente che la soluzione potesse arrivare in una finestra più ampia, tra sei, sette o otto round, l’esito si è materializzato rapidamente: un’uscita dal match in due round, sostenuta da una correzione difensiva e da una capacità di trovare l’impatto necessario.

joshua: imparare a stare all’erta dall’inizio contro ogni avversario

Un passaggio ricorrente nel racconto di Joshua riguarda l’importanza di restare attivi e reattivi fin dal bell’inizio. Il primo round, segnato dal knockdown, ha rafforzato la necessità di non abbassare mai la guardia e di mantenere attenzione costante contro qualsiasi avversario. Joshua ha affermato di aver tratto lezioni pratiche dal confronto e di essere pronto ad applicarle subito nel futuro.

La lettura tattica, inoltre, include la consapevolezza che gli avversari cercano spesso il colpo decisivo senza “concedere” tempo. Di conseguenza, la preparazione deve includere una difesa capace di reggere i primi scambi, anche quando l’intensità è immediata e orientata al massimo rischio.

il tema del colpo subito: solidità e reazione del corpo

Il knockdown nel primo round ha sollevato domande immediate sulla capacità di Joshua di assorbire un pugno pesante. Prenga, secondo la ricostruzione riportata, è riuscito a segnare senza una quantità elevata di colpi, eppure il singolo impatto è stato sufficiente a farlo cadere. Joshua non ha indicato come plausibile l’idea di raggiungere una perfezione difensiva assoluta, perché nel circuito dei pesi massimi succede che prima o poi un pugno arriva.

La questione principale, secondo la valutazione descritta, riguarda soprattutto la reazione del corpo quando i colpi trovano bersaglio: non tanto l’impossibilità di essere colpiti, quanto l’effetto immediato e la capacità di riprendersi mantenendo il controllo del ritmo e della strategia.

Personaggi menzionati:

  • Anthony Joshua
  • Kristian Prenga
Image: Anthony Joshua Admits He Never Expected First-Round Scare Against Prenga

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