Alessia filippi racconta il ritiro a 25 anni: non ero più felice e mi è mancata la caparbietà di simona quadarella

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Alessia filippi racconta il ritiro a 25 anni: non ero più felice e mi è mancata la caparbietà di simona quadarella

Alessia Filippi ha ripercorso le tappe più significative della propria carriera nel nuoto, dagli inizi in vasca ai grandi risultati internazionali, fino alla scelta di interrompere l’attività agonistica. Il racconto ha evidenziato anche il percorso successivo al ritiro, tra maternità, allenamento dei giovani e promozione dello sport nelle scuole.

Alessia Filippi e gli inizi nel nuoto

Alessia Filippi ha iniziato a nuotare intorno ai tre anni e non ha mai abbandonato la piscina. Il nuoto è stato il primo sport praticato e, fin dall’inizio, si è trasformato in una passione duratura. Dopo il ritiro, la campionessa romana ha avuto l’opportunità di sperimentare anche discipline diverse, compresa la corsa.

L’attività podistica le ha permesso di migliorare l’equilibrio e la coordinazione, aspetti condizionati da una preparazione costruita per anni quasi interamente in posizione orizzontale. Gli allenamenti arrivavano a durare sei ore al giorno, mentre il tempo trascorso camminando era molto limitato. Nonostante le nuove esperienze sportive, l’acqua è rimasta il suo ambiente di riferimento.

Alessia Filippi e il rapporto con Simona Quadarella

Nel corso della sua esperienza, Filippi ha parlato anche di Simona Quadarella, considerata una delle sue eredi nel nuoto italiano. La romana ha raccontato di aver scoperto che Quadarella la considerava un modello dopo il bronzo mondiale conquistato dalla giovane atleta nel 2017. Da bambina, Quadarella le chiedeva autografi arrivando persino a mettersi in fila più volte.

Per Filippi è stato un grande onore rappresentare un punto di riferimento per un’atleta più giovane. Le due nuotatrici condividono alcuni tratti, anche se l’ex campionessa ha riconosciuto a Quadarella una maggiore continuità e una caparbietà superiore, qualità che le hanno permesso di restare ai vertici per molti anni.

Alessia Filippi dalla nazionale alle Olimpiadi

L’ingresso di Filippi nella nazionale italiana è avvenuto a 16 anni. La nuotatrice non ha individuato particolari aspetti negativi nell’inizio precoce dell’attività internazionale, vissuto in modo graduale e naturale. Nel nuoto, infatti, la selezione comincia già nelle categorie giovanili e l’arrivo in nazionale rappresenta una conseguenza del percorso precedente.

A 16 anni ha partecipato agli Europei in vasca lunga di Madrid e, pochi mesi dopo, ha preso parte alle Olimpiadi di Atene 2004. Il Villaggio Olimpico è rimasto uno dei ricordi più intensi della sua carriera: accanto agli atleti di ogni disciplina, ha avuto modo di osservare campioni del calcio e della pallacanestro, tra cui Andrea Pirlo e giocatori della NBA.

Secondo il suo racconto, la peculiarità dei Giochi consiste anche nella necessità di gestire autonomamente molti aspetti pratici, dai trasferimenti alla vita quotidiana all’interno del Villaggio. L’esperienza olimpica le ha mostrato una condizione di uguaglianza tra sport e sportivi, tutti riuniti nello stesso contesto.

Alessia Filippi tra dorso, misti e stile libero

Filippi ha spiegato di essere nata come dorsista e mistista, anche se le medaglie più importanti sono arrivate nello stile libero. Agli Europei del 2006 ha conquistato una medaglia significativa nei 400 misti. Nella stessa competizione avrebbe dovuto affrontare anche i 200 dorso, ma la distanza ravvicinata tra le due gare, separata da appena dieci minuti, le ha impedito di esprimersi al meglio.

Il passaggio verso le distanze più lunghe è maturato osservando il livello delle avversarie nei 400 misti, soprattutto statunitensi e australiane. Per ridurre il divario, la nuotatrice ha intensificato il lavoro sullo stile libero e ha iniziato ad affrontare gare più impegnative.

Alessia Filippi e la scelta degli 800 e dei 1500 metri

Inizialmente Filippi non voleva cimentarsi negli 800 metri. L’allenatore le propose una gara sui 1500, con la possibilità di fermarsi agli 800: avrebbe proseguito soltanto in caso di record italiano. La scommessa venne vinta e il primato la convinse a continuare su quella strada.

I 1500 metri sono arrivati in un secondo momento e non sono mai diventati la sua distanza preferita. Nonostante la diffidenza iniziale, dal 2008 ha affrontato questa prova conquistando due record europei e numerosi successi.

Alessia Filippi e le rimonte nelle gare

Lo stile agonistico di Filippi era caratterizzato da partenze prudenti e finali molto incisivi. Le avversarie conoscevano questa tendenza e spesso cercavano di impostare un ritmo elevato fin dalle prime fasi. La nuotatrice, però, rimaneva concentrata sul proprio piano di gara, convinta di poter recuperare terreno nella seconda parte.

Una simile strategia richiedeva grande controllo mentale e una certa audacia, perché il nuoto non può essere gestito come un calcolo esatto. Il corpo di Filippi rendeva al meglio con una seconda metà di gara più veloce. Questa impostazione l’ha accompagnata anche nella conquista del titolo mondiale a Roma.

In quell’occasione, già dalla camera di chiamata, era consapevole che avrebbe dovuto affrontare la gara con una progressione costante. La rimonta le ha consentito di portarsi al comando a 200 metri dall’arrivo, momento in cui ha dovuto mantenere la posizione fino al tocco finale.

Alessia Filippi e il ritiro dopo Londra 2012

Dopo tre partecipazioni olimpiche, Filippi ha concluso la carriera a 25 anni. La decisione è arrivata dopo un infortunio serio, emerso durante i Mondiali di Roma nel corso dei 1500 metri. Il dolore alla spalla è stato inizialmente interpretato come un’infiammazione e si è protratto a lungo.

Nonostante il problema, la nuotatrice ha continuato ad allenarsi con carichi molto elevati, arrivando a percorrere 16 chilometri al giorno in piscina oltre al lavoro in palestra. Il dolore era diventato così intenso da impedirle persino di guidare o svolgere attività domestiche.

Dopo circa un anno e mezzo è stato accertato che la scapola si era spostata. Filippi ha affrontato sei mesi di stop e riabilitazione, valutando anche l’ipotesi di un intervento. Una difficile rincorsa le ha permesso di arrivare alle Olimpiadi di Londra 2012, ma il recupero fisico e mentale non era completo.

Al rientro dai Giochi ha compreso di aver concluso il proprio percorso agonistico. Non sono arrivati ripensamenti: la decisione è stata legata alla consapevolezza che non fosse più possibile continuare senza perdere la felicità personale. Filippi ha dichiarato di non avere rimpianti, perché ha realizzato i propri obiettivi e raccolto risultati importanti.

Alessia Filippi dopo il ritiro

La fase successiva alla carriera agonistica è stata sostenuta dalla famiglia e, in particolare, dal marito. Filippi è diventata madre, ha iniziato ad allenare i giovani e ha collaborato con Sport&Salute insieme, tra gli altri, a Massimiliano Rosolino e Filippo Magnini.

Il suo impegno comprende anche la promozione dello sport nelle scuole. L’obiettivo è raccontare ai ragazzi il valore dell’attività sportiva e trasmettere l’idea che lo sport possa rappresentare una risorsa destinata ad accompagnare le persone per tutta la vita.

Le personalità ricordate da Alessia Filippi

Nel racconto della campionessa sono emerse diverse figure legate alla sua esperienza sportiva e personale.

  • Alessia Filippi, ex nuotatrice azzurra e campionessa romana.
  • Simona Quadarella, atleta che ha indicato Filippi come uno dei propri idoli.
  • Massimiliano Rosolino, modello sportivo di Filippi durante l’adolescenza.
  • Andrea Pirlo, tra i campioni incontrati nel Villaggio Olimpico di Atene.
  • Filippo Magnini, collaboratore nelle attività dedicate alla promozione dello sport.
Alessia Filippi
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